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venerdì 31 ottobre 2008

L'uovo


L'uovo(Bruno Ferrero, Quaranta storie nel deserto)


Una donna, che non aveva grandi risorse economiche, trovò un uovo. Tutta felice, chiamò il marito e i figli e disse: "Tutte le nostre preoccupazioni sono finite. Guardate un po': ho trovato un uovo! Noi non lo mangeremo, ma lo porteremo al nostro vicino perché lo faccia covare dalla sua chioccia. Così presto avremo un pulcino, che diventerà una gallina. Noi naturalmente non mangeremo la gallina, ma le faremo deporre molte uova, e dalle uova avremo molte altre galline, che faranno altre uova. Così avremo tante galline e tante uova. Noi non mangeremo né galline né uova, ma le venderemo e ci compreremo una vitellina. Alleveremo la vitellina e la faremo diventare una mucca. La mucca ci darà altri vitelli, finché avremo una bella mandria. Venderemo la mandria e ci compreremo un campo, poi venderemo e compreremo, compreremo e venderemo".
Mentre parlava, la donna gesticolava.
L'uovo le scivolò di mano e si spiaccicò per terra.
I nostri propositi assomigliano spesso alle chiacchiere di questa donna: "Farò... Dirò... Rimedierò...". Passano i giorni e gli anni, e non facciamo niente.

sabato 25 ottobre 2008

30 ottobre:SCIOPERO GENERALE

Il 30 ottobre tutti a Roma per la manifestazione unitaria
Sullo sciopero e la manifestazione unitaria del 30 ottobre ci sembra importante riportare la dichiarazione di Domenico Pantaleo, Segretario generale della FLC Cgil: "La proclamazione dello sciopero generale della scuola per il giorno 30 ottobre 2008, con una grande manifestazione nazionale a Roma, decisa unitariamente da tutte le Organizzazioni sindacali, è la risposta all'arroganza del Governo e della Ministra Gelmini che con le loro scelte stanno distruggendo l'intero settore della Conoscenza pubblica. L'utilizzo dei decreti, il voto di fiducia alla Camera sul DL 137/08, e l'assenza di qualsiasi tavolo di confronto con le Organizzazioni Sindacali sono figli di un'idea autoritaria di società e di istruzione e hanno l'evidente intento di indebolire la funzione del sindacato confederale. Per ragioni esclusivamente economiche si demolisce la nostra Costituzione che ha proprio nella scuola pubblica, aperta a tutti, uno dei suoi principi fondamentali.La scuola, l'università e la ricerca sono, infatti, considerate dal governo un puro costo e le mistificazioni ideologiche della Gelmini servono solo a coprire i tagli di Tremonti.Con queste politiche l'intero sistema dell’istruzione pubblica viene ricondotto ad una cultura aziendalista. Le tante iniziative promosse sul territorio dai sindacati unitariamente, dagli studenti e dalle famiglie, evidenziano un vasto fronte di protesta, che tende ad allargarsi contro questo disegno regressivo. Lo sciopero generale e la manifestazione nazionale hanno l'obiettivo di unificare quel vasto movimento per costringere il governo a rivedere le proprie scelte e ad aprire il confronto, necessario per contribuire ad elevare la qualità dell'intero sistema della conoscenza." Abbiamo predisposto uno speciale sul nostro sito dove è possibile reperire materiali e informazioni sulla piattaforma unitaria, sulle procedure da seguire in occasione dello sciopero, sull'organizzazione della manifestazione e tanto altro.
Ultime fasi parlamentari per il d.l. 137. La Lega Nord vuole classi separate per gli alunni stranieri
Il testo del decreto 137, votato dalla Camera dei Deputati lo scorso 9 ottobre, è stato inviato lo stesso giorno alla VII Commissione Istruzione del Senato, dove ha assunto il n. 1108. La Commissione ha iniziato la discussione in sede referente e durante la seduta del 15 ottobre ha ricevuto anche il parere favorevole da parte della Commissione Affari costituzionali, con il voto contrario dell’opposizione. La discussione è proseguita anche il 16 ottobre. E’ stata fissato il termine per la presentazione degli emendamenti (ore 12 del 17 ottobre). Il calendario prevede che la Commissione prosegua i suoi lavori nella giornata di oggi e di domani per arrivare quindi al parere definitivo e così licenziare il provvedimento per la discussione ed il voto finale in Aula, possibile entro tra il 28 e 29 ottobre: con una nuova fiducia?
Ma all’orizzonte, oltre al piano di razionalizzazione della rete scolastica con le migliaia di tagli di risorse e di personale e del ddl Aprea, si profila una nuovo colpo contro la scuola di tutti e per tutti dopo l’approvazione da parte della Camera di una mozione presentata dalla Lega Nord che prevede, con false e malcelate motivazioni di integrazione, di istituire classi e percorsi didattici separati per gli alunni stranieri che non padroneggiano la lingua italiana. La mozione è stata votata da tutta la maggioranza, anche da coloro che hanno criticato il provvedimento, ma solo dopo il voto però! Non potendo certo chiedere prove d’accesso in “lingua padana” anche la lega è costretta suo malgrado a farsi paladina dell’italianità con i suoi valori e la sua cultura (che offende e vilipende in tutte le occasioni), pur di far passare norme vergognose separatiste e segregazioniste rivolte ai cittadini stranieri!Non solo lo sciopero del 30 ottobre vedrà tutto il mondo della scuola scioperare e dare vita ad una grande manifestazione nazionale, ma la mobilitazione continuerà a crescere in tutto il Paese per contrastare le politiche di separazione, di impoverimento e di destrutturazione della scuola pubblica messe in campo oggi da questo pessimo governo.

Egregio signor presidente

Egregio signor Presidente,
ci scusiamo di tediarla ancora ma la risposta alla valanga di e mail che abbiamo inviato non ci convince.
La nostra Costituzione recita :
"Art. 74. Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata." -
Art. 87. Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale. Può inviare messaggi alle Camere.. Autorizza la presentazione alle Camere deidisegni di legge di iniziativa del Governo. Promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti" - "Art. 91. Il Presidentedella Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune."Quest'anno è stato festeggiato il 60° anniversario della nostra splendida Carta Costituzionale, temiamo fortemente che di questo passo toccherà a Leicommemorarne la morte.E' di oggi la notizia delle classi ghetto per stranieri, proprio in Italiadove da decenni si sono chiuse le scuole e le classi speciali per garantirel'integrazione dei diversamente abili.I decreti prodotti da questo Governo e passati in Parlamento a colpi difiducia (forse anche tra le loro fila qualcuno percepisce un pericolo perdiritti costituzionali inalienabili) hanno prodotto leggi che sonomarcatamente in contrasto con la Costituzione.
Ed allora siamo andati a rileggerla la Costituzione, noi poveri ignorantidocenti, cittadini, studenti, nonni, lavoratori che percepiamo questo graveattacco e che DOBBIAMO CHIEDERE a Lei, garante per tutti noi, di proteggerlae di assicurare che se si ritiene di doverla cambiare si proceda comeprevisto per legge Costituzionale.
L'articolo 9 recita: "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e laricerca scientifica e tecnica." Ed invece che promuovere lo sviluppo e laricerca si sta facendo un sabotaggio a questi due fondamentali di unaciviltà evoluta come dovrebbe essere la nostra.
L'articolo 33 recita "L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuolestatali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto diistituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali chechiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunniun trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuolestatali. È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini egradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazioneall'esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università edaccademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limitistabiliti dalle leggi dello Stato.".
L'articolo 34 recita "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore,impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci emeritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradipiù alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borsedi studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essereattribuite per concorso.
"A colpi di tagli alle risorse si sta riformando la scuola dello Stato infischiandosene delle legittime procedure; addirittura in un decreto sulla sanità si inserisce un articolo, per nulla pertinente, sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche invadendo le competenze delle Regioni e violando, ancora una volta, il TITOLO V della Costituzione.
Se vogliamo ironizzare la sanità è correttamente chiamata in causa: la scuola massacrata va in ospedale!!!!!
Ancora una volta vogliamo ricordare Calamandrei che Lei certamente conosce meglio e più di noi e che aveva già capito tutto nel 1950, allora venivamo fuori dal fascismo oggi pericolosamente ci stiamo rientrando!!!!

La salutiamo con queste piccole citazioni:
TINA ANSELMI:"Dobbiamo rivendicare il diritto di esserci, perché la democrazia è un cammino difficile, ma non ci sono alternative a questa strada della libertà e della solidarietà".

ANTONIO GRAMSCI:"La cultura [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico,la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri.""Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita."

Con stima e fiducia

Happy Halloween!!!


LE ORIGINI
Le origini di Halloween sono antichissime: risalgono all'epoca in cui Francia, Irlanda, Scozia e Inghilterra erano dominate dalla cultura celtica, prima che l'Europa cadesse sotto il dominio di Roma.
Per i Celti l'anno nuovo non cominciava il 1° gennaio, come per noi oggi, bensì il 1° novembre, quando terminava ufficialmente la stagione calda ed inziava la stagione delle tenebre e del freddo.
Alla fine di ottobre il lavoro nei campi era concluso, il raccolto era al sicuro ed i contadini potevano finalmente rilassarsi, preparandosi a vivere chiusi in casa per molti mesi, riparandosi dal freddo, costruendo utensili e trascorrendo le serate a raccontare storie e leggende.
Ovviamente questo era il pretesto per organizzare la vigilia del 1° novembre la festa più importante dell'anno, una sorta di Capodanno dedicato a "Samhain".
"Samhain" era una divinità, era considerato il Signore della Morte e il Principe delle Tenebre.
I Celti credevano che alla vigilia di ogni nuovo anno, cioè il 31 Ottobre, Samhain chiamasse a sè tutti gli spiriti dei morti, che vivevano in una landa di eterna giovinezza e felicità chiamata Tir nan Oge.
In questo giorno tutte le leggi dello spazio e del tempo erano come sospese e il velo che divideva il mondo dei vivi dal mondo dei morti si faceva più sottile, permettendo alle anime di mostrarsi, di comunicare con i viventi e di divertirsi alle loro spalle, fecendo scherzi ed impaurendoli con le loro apparizioni.
"Samhain" era una celebrazione che univa la paura della morte e degli spiriti all'allegria dei festeggiamenti per la fine del vecchio anno.
La notte del 31 ottobre i Celti si riunivano nei boschi e sulle colline per la cerimonia dell'accensione del Fuoco Sacro e facevano sacrici animali. Vestiti con maschere grottesche ritornavano al villaggio, facendosi luce con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro.
Dopo questi riti i Celti festeggiavano per 3 giorni, mascherandosi con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti.
In Scozia la notte di Samhain gli abitanti dei villaggi seppellivano pietre nella terra, che venivano ricoperte di cenere e lasciate lì sino al mattino successivo. Se al mattino una pietra era stata smossa, significava che la persona che l'aveva seppellita sarebbe morta entro la fine dell'anno.
In Irlanda si diffuse la tradizione di lasciare qualcosa da mangiare e del latte da bere fuori dalla porta, in modo che gli spiriti passando potessero rifocillarsi e decidessero di non fare degli scherzi agli abitanti della casa.
Attraverso le conquiste romane Cristiani e Celti vennero in contatto. Durante il periodo della cristianizzazione dell'Europa, la Chiesa tentò di sradicare i culti pagani, ma non sempre vi riuscì. Nel tentativo di far perdere significato ai riti legati alla festa di Samhain, nell' 835 Papa Gregorio Magno spostò la festa di Ognissanti, dedicata a tutti i santi del Paradiso, dal 13 Maggio al 1° Novembre.
Tuttavia l'influenza del culto di Samhain non fu sradicata e per questo motivo la Chiesa aggiunse, nel X secolo, una nuova festa: il 2 Novembre, Giorno dei Morti dedicato alla memoria delle anime degli scomparsi, che venivano festeggiati dai loro cari, mascherandosi da santi, angeli e diavoli e accendendo dei falò.
In inglese Ognissanti si chiama All Hallows' Day; la vigilia del giorno di Ognissanti, cioè il 31 ottobre, si chiama All Hallow' Eve. Queste parole si sono trasformate prima in Hallows' Even, e da lì ad Halloween il passo è stato breve.
Nonostante i tentativi della Chiesa cristiana di eliminare i riti pagani di Samhain, Halloween è rimasta una festa legata al mistero, alla magia, al mondo delle streghe e degli spiriti.
Tra il 1845 e il 1850, a causa di una malattia che devastò le coltivazioni di patate, circa 700.000 Irlandesi emigrarono in America, portando con sè le loro usanze, tra cui anche quella di festeggiare Halloween.
Negli Stati Uniti Halloween ha perso i suoi significati religiosi e rituali, ed è diventata un'occasione per divertirsi e organizzare party. Pare che ogni anno gli Americani spendano due milioni e mezzo di dollari in costumi, addobbi, feste per il 31 ottobre!
L'abitudine di mascherarsi in occasione di Halloween deriva probabilmente dall'usanza celtica di indossare pelli di animali e maschere mostruose durante i riti di Samhain e dell'accensione del Fuoco Sacro, per spaventare gli spiriti e tenerli lontani dai villaggi.
L'usanza dei bambini di bussare alle porte delle case gridando Trick or treat, che significa più o meno dolcetto o scherzetto, deriva dall'usanza dei Celti di lasciare cibo e latte fuori dalla porta, nella speranza di ingraziarsi gli spiriti ed evitare le loro malefatte.
Quando gli Irlandesi arrivarono in America, scoprirono che le zucche erano molto più adatte di cipolle e rape per la costruzione delle tradizionali lanterne di Halloween. Quindi la tradizionale Jack o'lantern, simbolo incontrastato di questa festa, è ricavata da una zucca solo da circa 100 anni.

Protesta:scuola

Scuola: i motivi della protesta Studenti, genitori, professori in agitazione contro il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Iniziamo a raccontarvi alcuni dei motivi della protesta.
Partiamo dalla scuola elementare: è uno dei nostri pochi fiori all’occhiello (al quinto posto nelle classifiche internazionali per i buoni risultati dei suoi alunni), perché cambiarla? Da anni, ormai, il modello di scuola a tempo pieno (in uso fortemente al nord dove è più diffuso il lavoro femminile) incontra il consenso delle comunità (tanto che solo l’anno scorso un compatto e spontaneo movimento di insegnanti e genitori ha salvato il tempo pieno dai propositi distruttivi dell’ex-ministro dell’Istruzione Moratti).
Al tempo pieno sono assegnati di base due docenti per classe e un orario di funzionamento di 40 ore settimanali con strutture come le mense e un servizio di trasporto. A ciò può aggiungersi il docente di lingua straniera, quello di religione e quello di sostegno, nel caso vi sia presenza di alunni diversamente abili o nel caso il team di base non abbia il titolo per insegnare la lingua straniera. Tornare alle 24 ore settimanali scarica un problema sociale sulle famiglie e impoverisce la scuola: non garantisce in tutte le classi l’insegnamento della lingua straniera, ma non mette in discussione l’ora di religione che, sebbene non obbligatoria, continua a essere garantita nell’orario obbligatorio. Il maestro unico potrebbe non avere il titolo per insegnare la lingua straniera, quindi chi se ne farà carico? I genitori? Il comune? I bambini saranno privati della ricchezza culturale data dalla pluralità dei docenti e le famiglie dovranno riorganizzarsi per curare i loro figli sbattuti fuori dalla scuola per gran parte della giornata. Un tempo più lungo, la presenza di due insegnanti durante un’attività di gioco o un’uscita o un lavoro di gruppo, non sono uno spreco, ma indispensabili per una scuola formativa e di qualità a cui non bisogna rinunciare.
E ancora: le scuole nelle piccole isole e nei piccoli comuni montani potrebbero sparire già dal prossimo anno.
Il decreto-legge 154 ha l'intero articolo 3 dedicato alla riduzione delle istituzioni scolastiche sottodimensionate. Il tutto in linea con il Piano che detta le regole per tagliare in un triennio 132.000 posti.
In tutt’Italia sono 4.200 i plessi con meno di 50 alunni, gli alunni saranno costretti a percorrere chilometri per raggiungere la nuova scuola e, oltre al danno la beffa, i costi per i trasporti e l’adeguamento edilizio saranno a carico degli enti locali.
E per finire l’università. La legge 133/2008 prevede una riduzione annuale fino al 2013 del Fondo di Finanziamento Ordinario di 467 milioni di euro (taglio del 6%); un taglio del 46% sulle spese di funzionamento; una riduzione del turnover al 20% per l'Università (su 5 docenti che vanno in pensione al più 1 nuovo ricercatore potrà essere assunto) nel periodo 2009-2013; un taglio complessivo di quasi 4 miliardi di euro in 5 anni e l'istituzione di un percorso burocratico che permetta la trasformazione delle Università pubbliche in Istituti privati.

venerdì 24 ottobre 2008

Il bozzolo della farfalla


Il bozzolo della farfalla
Un uomo trovò il bozzolo di una farfalla. Un giorno apparì una piccola apertura. Si sedette e guardò per diverse ore la farfalla mentre lottava per far passare il suo corpo attraverso quel piccolo buco. Poi sembrò che non facesse più alcun progresso. Appariva come se fosse uscita per il massimo che poteva e non potesse avanzare ulteriormente. Così l'uomo decise di aiutare la farfalla. Prese un paio di forbici e divise in due la parte del bozzolo ancora chiusa. La farfalla ne emerse facilmente. Ma aveva un corpo gonfio e piccole ali avvizzite. L'uomo continuò a guardare la farfalla, perché si aspettava che, da un momento all'altro, le ali si sarebbero ingrandite ed espanse in modo tale da essere in grado di sorreggere il corpo, che si sarebbe, nel frattempo, sgonfiato. Non successe niente! Di fatto la farfalla impiegò il resto della sua vita trascinandosi intorno, con un corpo gonfio e ali avvizzite. Non fu mai capace di volare. Quello che l'uomo, nella sua precipitosa gentilezza non aveva capito, fu che la ristrettezza del bozzolo e la lotta richiesta alla farfalla per uscire da quella piccola apertura, erano il modo Divino per far fluire i fluidi dal corpo della farfalla alle sue ali, in modo che sarebbe stata in grado di volare, una volta che avesse finalmente guadagnato la libertà, fuori dal bozzolo.

A volte "la lotta" (lo sforzo necessario per superare le difficoltà) è esattamente quello di cui abbiamo bisogno nelle nostre vite. Se Dio ci permettesse di attraversare le nostre vite senza alcun ostacolo, ci "azzopperebbe".

Non saremmo mai forti quanto potremmo. Non potremmo mai volare!

Ho chiesto la forza... e Dio mi ha dato le Difficoltà per rendermi forte.
Ho chiesto la Saggezza... e Dio mi ha dato Problemi da risolvere.
Ho chiesto la Prosperità... e Dio mi ha dato Cervello e Muscoli per lavorare
Ho chiesto il Coraggio... e Dio mi ha dato Pericoli da superare
Ho chiesto Amore... e Dio mi ha dato gente bisognosa da aiutare.
Ho chiesto Favori... e Dio mi ha dato Opportunità.
Non ho ricevuto niente di quanto volevo... ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno!
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la parabola del ranocchio sordo



La parabola del ranocchio sordo


C'era una volta una gara di ranocchi. L'obiettivo era arrivare in cima a una gran torre. Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro. Cominciò la gara. In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo: "Che pena!!! Non ce la faranno mai!". I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima. La gente continuava: "...Che pena!!! Non ce la faranno mai!". E i ranocchi si stavano dando per vinti tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere. Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine la cima. Gli altri volevano sapere come avesse fatto. Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova.

E scoprirono che... era sordo!


...Non ascoltare le persone con la pessima abitudine di essere negative... derubano le migliori speranze del tuo cuore!

Ricorda sempre il potere che hanno le parole che ascolti o leggi. Per cui, preoccupati di essere sempre positivo! Sii sempre sordo quando qualcuno ti dice che non puoi realizzare i tuoi sogni.

giovedì 23 ottobre 2008

la mela

La mela
(Bruno Ferrero)

Ogni mattina, il potente e ricchissimo re di Bengodi riceveva l'omaggio dei suoi sudditi. Aveva conquistato tutto il conquistabile e si annoiava un po'. In mezzo agli altri, puntuale ogni mattina, arrivava anche un silenzioso mendicante, che porgeva al re una mela. Poi, sempre in silenzio, si ritirava. Il re, abituato a ricevere ben altri regali, con un gesto un po' infastidito, accettava il dono, ma appena il mendicante voltava le spalle cominciava a deriderlo, imitato da tutta la corte. Il mendicante non si scoraggiava. Tornava ogni mattina a consegnare nelle mani del re il suo dono. Il re lo prendeva e lo deponeva macchinalmente in una cesta posta accanto al trono. La cesta conteneva tutte le mele portate dal mendicante con gentilezza e pazienza. E ormai straripava. Un giorno, la scimmia prediletta del re prese uno di quei frutti e gli diede un morso, poi lo gettò sputacchiando ai piedi del re. Il sovrano, sorpreso, vide apparire nel cuore della mela una perla iridescente. Fece subito aprire tutti i frutti accumulati nella cesta e trovò all'interno di ogni mela una perla. Meravigliato, il re fece chiamare lo strano mendicante e lo interrogò. "Ti ho portato questi doni, sire - rispose l'uomo -, per farti comprendere che la vita ti offre ogni mattina un regalo straordinario, che tu dimentichi e butti via, perché sei circondato da troppe ricchezze.
Questo regalo è il nuovo giorno che comincia".


Da domani sarò triste, da domani.
Ma oggi sarò contento, a che serve essere tristi, a che serve.
Perché soffia un vento cattivo.
Perché dovrei dolermi, oggi, del domani.
Forse il domani è buono, forse il domani è chiaro.
Forse domani splenderà ancora il sole.
E non vi sarà ragione di tristezza.
Da domani sarò triste, da domani.
Ma oggi, oggi sarò contento,
e ad ogni amaro giorno dirò,
da domani, sarò triste, Oggi no.
(Poesia di un ragazzo trovata in un Ghetto nel 1941)

La vecchia signora scorbutica


La vecchia signora scorbutica
(Bruno Ferrero)


Sul tavolino da notte di una vecchia signora rico­verata in un ospizio per anziani, il giorno dopo la sua morte, fu ritrovata questa lettera. Era indirizzata al­la giovane infermiera del reparto. «Cosa vedi, tu che mi curi? Chi vedi, quando mi guardi? Cosa pensi, quando mi lasci? E cosa dici quando parli di me? Il più delle volte vedi una vecchia scorbutica, un po' pazza, lo sguardo smarrito, che non è più com­pletamente lucida, che sbava quando mangia e non risponde mai quando dovrebbe. E non smette di perdere le scarpe e calze, che do­cile o no, ti lascia fare come vuoi, il bagno e i pasti per occupare la lunga giornata grigia. È questo che vedi! Allora apri gli occhi. Non sono io. Ti dirò chi sono. Sono l'ultima di dieci figli con un padre e una ma­dre. Fratelli e sorelle che si amavano. Una giovane di 16 anni, con le ali ai piedi, so­gnante che presto avrebbe incontrato un fidanzato. Sposata già a vent'anni. Il mio cuore salta di gioia al ricordo dei propositi fatti in quel giorno. Ho 25 anni ora e un figlio mio, che ha bisogno di me per costruirsi una casa. Una donna di 30 anni, mio figlio cresce in fretta, siamo legati l'uno all'altra da vincoli che dureranno. Quarant'anni, presto lui se ne andrà. Ma il mio uo­mo veglia al mio fianco. Cinquant'anni, intorno a me giocano daccapo dei bimbi. Rieccomi con dei bambini, io e il mio diletto. Poi ecco i giorni bui, mio marito muore. Guardo al futuro fremendo di paura, giacché i miei figli sono completamente occupati ad allevare i loro. E penso agli anni e all'amore che ho conosciuto. Ora sono vecchia. La natura è crudele, si diverte a far passare la vecchiaia per pazzia. Il mio corpo mi lascia, il fascino e la forza mi abbandonano. E con l'età avanzata laddove un tempo ebbi un cuore vi è ora una pietra. Ma in questa vecchia carcassa rimane la ragazza il cui vecchio cuore si gonfia senza posa. Mi ricordo le gioie, mi ricordo i dolori, e sento daccapo la mia vita e amo. Ripenso agli anni troppo brevi e troppo presto pas­sati. E accetto l'implacabile realtà "che niente può durare". Allora apri gli occhi, tu che mi curi, e guarda non la vecchia scorbutica... Guarda meglio e mi vedrai».
Quanti volti, quanti occhi, quante mani incrocia­mo, ogni giorno. Che cosa guardiamo? Le rughe, le ostilità, i dubbi, le durezze. Se imparassimo invece a guardare i sogni, i palpiti, gli amori spesso così accuratamente nascosti?

Manifestazioni...e scioperi


GELMINI: CONVOCHERO' STUDENTI
Intanto oggi il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha teso una mano agli studenti annunciando che li convocherà da domani per discutere assieme sulle ragioni della protesta.
"Convocherò da domani tutte le associazioni degli studenti per aprire uno spazio di confronto a una sola condizione: che si discuta sui fatti", ha detto il ministro Gelmini al Senato in sede di replica dopo il dibattito generale sul decreto sulla scuola.
Nel frattempo anche stamani, in tutta Italia, gli studenti di superiori e università hanno tenuto nuove manifestazioni, cortei e blocchi per protestare contro la riduzione dei finanziamenti statali per gli atenei, il blocco del turnover del personale, il rischio di privatizzazione dell'università e contro il decreto Gelmini, che prevede, tra l'altro, il ritorno al maestro unico alle elementari e sostanziosi tagli nel corpo docente per ridurre la spesa.
Sul fronte delle proteste, contemporaneamente alla riunione tecnica al Viminale, alcune migliaia di studenti in corteo -- al grido di slogan come "La gente come noi non molla mai" e "Noi la crisi non la paghiamo" -- hanno sfilato pacificamente a poche decine di metri a Palazzo Madama.


"E' la prima volta che la protesta va dalle elementari all'università...

(Dopo le dichiarazioni di ieri di Berlusconi) la preoccupazione è altissima", ha detto un insegnante di un liceo del centro di Roma che partecipava alla protesta.

Amami come sei


Amami come sei


Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo….
so la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso: "Dammi il tuo cuore….amami come sei!.
Se aspetti di essere un angelo per abbandonarti all'amore, non amerai mai.
Anche se sei vile nella pratica del dovere e della virtù,
se ricadi spesso in quelle colpe che non vorresti commettere più, non ti permetto di non amarmi.
Amami come sei.
In ogni istante e in qualunque situazione tu sia, nel fervore o nell'aridità, nella fedeltà o nella infedeltà,
…amami come sei. Voglio l'amore del tuo povero cuore; se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai.
Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore?
Non sono io l'Onnipotente? E se mi piace lasciare nel nulla quegli esseri meravigliosi e preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io padrone del mio amore?
Figlio mio, lascia che ti ami, voglio il tuo cuore. Certo voglio col tempo trasformarti, ma….per ora…ti amo come sei…..e desidero che tu faccia lo stesso; io voglio vedere dai bassifondi della miseria salire l'amore.
Amo in te anche la tua debolezza, amo l'amore dei poveri e dei miserabili; voglio che dai cenci salga continuamente un gran grido: "Gesù, ti amo!".
Voglio unicamente il canto del tuo cuore, non ho bisogno né della tua scienza, né del tuo talento. Una sola cosa m'importa, di vederti lavorare con amore.
Non sono le tue virtù che desidero; se te ne dessi, sei così debole che alimenterebbero il tuo amor proprio; non ti preoccupare di questo. Avrei potuto destinarti a grandi cose; no, sarai il servo inutile; ti prenderò persino il poco che hai….perché ti ho creato soltanto per l'amore.
Oggi sto alla porta del tuo cuore come un mendicante….io, il Re dei Re! Busso e aspetto: affrettati ad aprirmi. Non allegare la tua miseria; se tu conoscessi perfettamente la tua indigenza, morresti di dolore. Ciò che mi ferirebbe il cuore sarebbe di vederti dubitare di me e mancare di fiducia.
Voglio che tu pensi a me ogni ora del giorno e della notte; voglio che tu faccia anche l'azione più insignificante solo per amore. Conto su di te per darmi gioia……….
Non ti preoccupare di non possedere virtù: ti darò le mie.
Quando dovrai soffrire, ti darò la forza. Mi hai dato l'amore, ti darò di saper amare al di là di quanto puoi sognare…..
Ma ricordati…..amami come sei…..
Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo per abbandonarti all'amore, non mi ameresti mai……amami come sei.
………...sai bene che da te stesso non sei niente, non puoi niente, ma un giorno ti meraviglierai nel vedere quel che avremo realizzato insieme……….

mercoledì 22 ottobre 2008

L'alfabeto dell'amico

Accetta di appoggiarti anche nelle più grandi cavolate
Bastona chiunque sputi fango su di te...
Crede e ha fiducia in te
Dà il meglio che ha per renderti felice
È sempre pronto ad ascoltare i tuoi problemi e a trovare una soluzione
Festeggia con te, e in un certo senso più di te, i tuoi traguardi
Grigna quando non te lo fili, o quando non lo ascolti
Ha il coraggio di dirti che non è come la pensi tu e che stai facendo una grande stronzata
Influenza la tua vita e la rende viva
Loda le tue capacità e parla bene di te
Manda il mondo a fanculo quando questo ti volta le spalle
Non ti giudica mai...e non ti farà mai giudicare
Offre il suo aiuto senza chiederti nulla in cambio
Perdona sempre i tuoi errori anche se ti aveva avvisato che sarebbe andata a finire così
Quando serve una spalla su cui piangere o per riderci su c'è sempre
Ricorda tutto quello che tu fai per lui
Schiaccia chi si intromette tra te e i tuoi sogni
Ti accetta cosi come sei anche se sei tutta sbagliata
Usa le battute più scrause per farti tornare a sorridere
Vede il tuo mondo così come lo vedi tu...meraviglioso!
Zittisce chi ti critica

martedì 21 ottobre 2008

Essere napoletani


Sei di Napoli se hai esclamato almeno una volta nella vita 'UAGLIU' TUTT'APPOST?'
Sei di Napoli se in disco o in qualsiasi altra situazione in cui stai bene dici 'STO PARIANN
'Sei di Napoli se sei stato male dopo un 'panino completo' di Giggino strafogato alle 5 di mattina
Sei di Napoli se vedi la vita a colori quando tutto è nero
Sei di Napoli se dopo l'alba vista da Mergellina ti fermi al Ciottolo per un mega cornetto
Sei di Napoli se dici che quelli del liceo classico sono 'Chiattilli'
Sei di Napoli se sei andato a comprare il fumo dalla 'SPOSA' ai quartieri spagnoli
Sei di Napoli se dici lacchiesa con la doppia c...
Sei di Napoli se i friarielli ti piacciono di più con la sasiccia nella marenna
Sei di Napoli se litighi con tutti quando sei bloccato in tangenziale
Sei di Napoli se chiami il tuo scooter 'o mezz'
Sei di Napoli se trovi normale chi và in scooter minimo a tre
Sei di Napoli se parcheggi in 5° fila e ti lamenti quando al ritorno trovi una multa
Sei di Napoli se prima di sapere di che argomento si tratta dici ' ...ma io nun sacce nient'
Sei di Napoli se quando non ti viene un termine in italiano e lo sbagli, poi ti giustifichi dicendo che volevi dirlo in dialetto
Sei di Napoli se riesci a fare battute anche in situazioni drammatiche
Sei di Napoli se apprezzi la buona tavola
Sei di Napoli se la domenica mangi alle 15 e finisci alle 20
Sei di Napoli se quando giochi a tombola al primo numero dici 'ambo!
'Sei di Napoli se pensi che non ci sia niente di meglio che prendere il sole a Mergellina sugli scogli con la birra fredda e il tarallo caldo
Sei di Napoli se almeno una volta hai messo lo stereo a palla per cantare le canzoni di Nino D'Angelo (na bandier tutta azzurr che arrassumiglie o ciel' e o mar e stà città)
Sei di Napoli se a volte chiami 'LOTE' gli amici che ti hanno fatto un torto
Sei di Napoli se spendi tutto in un giorno e dici: 'diman' Dio ce penz''
Sei di Napoli se allo stadio o sul divano di casa urli di gioia tutto sudato quando Lavezzi segna un goooooooooooaaaaall
Sei di Napoli se sei costretto ad emigrare per trovare un lavoro decente
Sei di Napoli se ci rimani male quando il resto d'Italia pensa che a Napoli ci sia solo 'MONNEZZA' ..... e tu sai bene che non è così!

domenica 19 ottobre 2008

La volpe e il piccolo principe

Ho letto questo libro ai miei alunni qualche giorno fa...insieme abbiamo parlato dell'AMICIZIA!!!

"Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)".



La volpe e l'amicizia(Antoine de Saint Exupéry, Il Piccolo Principe)


In quel momento apparve la volpe. "Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno. " Sono qui! " disse la voce, "sotto al melo...". "Chi sei?" domandò il piccolo principe, "sei molto carino...". "Sono la volpe" disse la volpe. "Vieni a giocare con me!" le propose il piccolo principe, "sono così triste...". "Non posso giocare con te" disse la volpe,"non sono addomesticata". "Ah! Scusa" fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: "Che cosa vuol dire 'addomesticare'?". "Non sei di queste parti, tu" disse la volpe, "che cosa cerchi?". "Cerco gli uomini" disse il piccolo principe. "Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche le galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?". "No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "addomesticare"'". "E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"...". "Creare dei legami?". "Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te e neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo". "Comincio a capire", disse il piccolo principe (...). "La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana come una musica. E poi, guarda! Vedi laggiù, in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...". La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: "Per favore... addomesticami", disse. "Volentieri", rispose il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose". "Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami!". "Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe. "Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti siederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino...". Il piccolo principe ritornò l'indomani. "Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... ...Ci vogliono i riti". "Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe. "Anche questa è una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza...". Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina: "Ah!"disse la volpe,"piangerò". "La colpa è tua", disse il piccolo principe. "Io non ti volevo fare del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi...". "E' vero" disse la volpe. "Ma piangerai" disse il piccolo principe. "E' certo" disse la volpe. "Ma allora che ci guadagni?" "Ci guadagno" disse la volpe, "il colore del grano". Poi soggiunse: "Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto". Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. "Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo". E le rose erano a disagio. "Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei sola è più importante di tutte voi, perché è lei che io ho annaffiato, perché è lei che ho riparato col paravento, perché su di lei ho ucciso i bruchi, perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere, perché è la mia rosa". E ritornò dalla volpe. "Addio", disse. "Addio", disse la volpe.

"Ecco il mio segreto. E' molto semplice: si vede bene solo col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".

sabato 18 ottobre 2008

Senza umiltà

Senza umiltà

La presunzione
Di avere tante cose da dire...
L'ambizione
Di avere una storia
da raccontare...
L'orgoglio
Di sentirsi pieno
di invenzioni...
E sentirle solo mie
E volere ad ogni costodirle a tutti...
Ma forse sarei
piu' vicino a voi
Se vi parlassi
delle mie paure,
dei sogni svaniti
dei miei progetti
e inibizioni...
Ma forse sono
solo uno che si illude.
Senza umilta'
Di essere diverso
dagli altri...

Massimo Troisi

'O SSAJE COMME FA 'O CORE

'O SSAJE COMME FA 'O CORE

Tu stive 'nzieme a n'ato je te guardaje
e primma 'e da' 'o tiempo all'uocchie
pe' s'annammura'già s'era fatt' annanze 'o core.
A me, a me'o ssaje comme
fa 'o core quann' s'è 'nnamurato.
Tu stive 'nzieme a me je te guardavo
e me ricev' comme sarà
succiesso ca è fernuto
ma je nun m'arrenn'
ce voglio pruva'.
Po' se facette annanze 'o core e me ricette:
tu vuo' pruvà?
e pruova,
je me ne vaco
'o ssaje comme fa 'o core
quann s'è sbagliato

'Nu suonno..



'Nu suonno...
Stanotte m'aggio fatto 'nu suonno:m'aggio sunnato ca stevo cammenanno'ncopp 'a rena, accompagnato d 'o Signore,e pé dinto 'a nuttatase vedevene passà tutt 'e juorne d 'a vita mia.
Aggio guardato arreto e m 'aggo addunatoca p'ogni ghiurnata d 'a vita mia,comm' a 'nu cinematografo,'ncopp 'a rena cumparevene ddoie scarpesate:'a mia e chella d 'o Signore.
So ghiuto 'nnanze accussi,'nfine 'a che nun fernettene 'e ghiurnate mie.
Allora me fermaie e vutanneme adderete,m 'addunaie che 'a certi pizzece steve 'na scarpesata sola...
Sti pizze se cunfruntavene proprio cu 'e ghiurnateCchiù storte d 'a vita mia:
chelle d 'a peggia pucundria,d' a peggia paura e d' a peggia disperazione..
E allora l’aggio addimannato:"Signò, ma tu me diciste ca me sarrisse stato vicinopè tutt' e juorne d' a vita mia,e pè chesto io aggio voluto campa cu tte,ma pecchè, po' m' e lassato sulo iusto inte a 'sti mumente?"
E 'o Signore rispunnette:"Figliu mio, io te voglio bbene e te dicetteca sartia stato cu tte pè tutt' a camminatae ca nun t' avvaria lassato sulo,manco pè nu mumento, e maje t’aggio lassato…
Chili juorne ca tu haje visto 'na scarpesata sola'ncopp' a rena, fusene giusto 'e juorneca te purtavo 'mbraccio."
Traduzione di Massimo Troisi

giovedì 16 ottobre 2008

I Guerrieri della luce





I Guerrieri della Luce hanno sempre un bagliore nello sguardo.Essi vivono nel mondo,fanno parte della vita e di altri uomini, e hanno iniziato il loro viaggio senza bisaccia e senza sandali. In molte occasioni sono codardi. Non sempre agiscono correttamente. Soffrono per cose inutili, assumono atteggiamenti meschini, e a volte si ritengono incapaci di crescere. Sovente si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo. Non sempre sono sicuri di ciò che stanno facendo. Molte volte trascorrono la notte in bianco, pensando che la loro vita non ha alcun significato. Per questo sono Guerrieri della Luce. Perchè sbagliano. Perchè s'interrogano. Perchè cercano una ragione, e certamente la troveranno.Dal Manuale del Guerriero della Luce P. Coelho



Dal post di Franca Maturanzio su speranza...

martedì 14 ottobre 2008


POSSIAMO FINGERE DI AMARLO

MA LUI VEDE DENTRO DI NOI..

LUI NON E' UN UOMO DA POTERLO INGANNARE...

FORSE SE SIAMO VERAMENTE "FURBI" RIUSCIREMO A INGANNARE GLI UOMINI, MA NON DIO...

E POI A QUALE SCOPO?

COSI' FACENDO INGANNIAMO ANCHE NOI STESSI..

PENSIAMO BENE COSA SIGNIFICA LA PAROLA AMARE...

VERAMENTE STIAMO AMANDO O STIAMO INGANNANDO NOI STESSI PENSANDO DI AMARE ???

La storia della pecora

La storia della pecora

Appena creata, la pecora scoprì di essere il più debole degli animali.
Viveva con il continuo batticuore di essere attaccata dagli altri animali,
tutti più forti e aggressivi. Non sapeva proprio come fare a difendersi.


Tornò dal Creatore e gli raccontò le sue sofferenze. "Vuoi qualcosa per difenderti?", le chiese amabilmente il Signore. "Sì". "Che ne dici di un paio di acuminate zanne?".
La pecora scosse il capo: "Come farei a brucare l'erba più tenera?
Inoltre mi verrebbe un'aria da attaccabrighe".


"Vuoi dei poderosi artigli?". "Ah no! Mi verrebbe voglia di usarli a sproposito".



"Potresti iniettare veleno con la saliva", continuò paziente il Signore. "Non se ne parla neanche. Sarei odiata e scacciata da tutti come un serpente".
"Due robuste corna, che ne dici?". "Ah no! E chi mi accarezzerebbe più?".


"Ma per difenderti ti serve qualcosa per far del male a chi ti attacca...". "Far del male a qualcuno? No, non posso proprio. Piuttosto resto come sono".


Siamo, in un certo senso, come piccoli animali
senza nemmeno una pelliccia o denti aguzzi per difenderci.
Ciò che ci protegge non è la cattiveria ma l'umanità:
la capacità di amare gli altri e di accettare l'amore che gli altri vogliono offrirci. Non è la nostra durezza a darci il tepore della notte,
ma la tenerezza, che fa desiderare agli altri di scaldarci.
La vera forza dell'uomo è la sua tenerezza.

(BRUNO FERRERO)

Musica...e radio

L'amicizia è un sentimento unico che rende la vita degna di essere vissuta...

L'amicizia è un sentimento unico che rende la vita degna di essere vissuta...
Trova il tempo di essere AMICO...è la strada della felicità...