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lunedì 15 dicembre 2008

Il presepe napoletano



A Napoli si ha notizia del presepe già nel 1025, in un documento che menziona la Chiesa di S. Maria del presepe, e nel 1324 quando viene citata ad Amalfi una "cappella del presepe di casa d'Alagni". Nel secolo XV compaiono i primi "figurarum sculptores" che realizzano sacre rappresentazioni in chiese e cappelle napoletane - le più importanti sono quelle dei presepi di San Giovanni a Carbonara dei fratelli Pietro e Giovanni Alemanno, San Domenico Maggiore, Sant'Eligio e Santa Chiara. Sono statue lignee policrome a grandezza naturale colte in atteggiamenti ieratici di intensa religiosità, poste davanti ad un fondale dipinto. Verso la metà del 1500, con l'abbandono del simbolismo medioevale, nasce il presepe moderno per merito, secondo la tradizione, di San Gaetano da Thiene che nel 1530 realizza nell'oratorio di Santa Maria della Stelletta, presso l'Ospedale degli Incurabili, un presepe con figure in legno abbigliate secondo la foggia del tempo. Nel corso del secolo iniziano anche a comparire i primi accenni al paesaggio in rilievo che sostituisce quello del fondale dipinto; al bue e all'asinello - unici animali presenti nella rappresentazione - si aggiungono via via cani, pecore, capre. Durante il '500 si intensifica anche la costruzione dei presepi con figure di dimensioni sempre più ridotte fino a giungere alla realizzazione del primo presepe mobile a figure articolabili, allestito dai padri Scolopi nel 1627. Il secolo d'oro del presepio a Napoli è il '700 e coincide con il Regno di Carlo III di Borbone, sovrano mecenate che riporta la città partenopea al livello delle più ferventi capitali europee, alimentando una meravigliosa fioritura culturale e artistica, testimoniata anche dalla magnifica produzione presepiale.
Cambiano le tecniche di realizzazione del "pastore" - termine con il quale s'individua qualsiasi personaggio presepiale - sostituendo la statua scolpita, la cui realizzazione richiedeva troppo tempo, con manichini con un'anima di fil di ferro, arti in legno e teste di terracotta ricavate da piccoli stampi, che avevano anche il pregio di poter essere articolati come richiedeva il personaggio, rappresentato nell'atto in cui veniva colto, dando l'impressione del movimento. Il "figurinaio" diviene una vera e propria professione, che coinvolge anche le donne di casa adibite al taglio e cucito delle vesti, con specializzazioni diverse, nella realizzazione di pastori, di animali di strumenti di lavoro e musicali, di prodotto dell'orto e minuterie varie tutti riprodotti in scala. Tra questi eccelle Giuseppe .Tra questi eccelle Giuseppe Sammartino e per gli animali Saverio Vassallo. Nasce lo "scoglio", una sorta di sperone roccioso che, a seconda delle dimensioni può ospitare la scena del "Mistero" (Maria, Giuseppe, Gesù, Angeli, bue e asinello) o costituire la base per tutto il paesaggio presepiale. La grotta, con una miriade di Angeli che scendono dall'alto viene sempre più spesso sostituita con le rovine di un tempio pagano; la scena della Natività è sempre più defilata e quasi soffocata nello scenario circostante sovrabbondante di personaggi e paesaggi, nei quali spicca il corteo dei magi reso più esotico dal seguito dei "mori" abbigliati con vesti orientali dai colori sgargianti. Aumenta il numero dei personaggi che diventano folla di contadini, pastori, pescatori, artigiani, mendicanti, popolo minuto e notabili, tutti colti nelle loro attività quotidiane o in momenti di svago, nei mercati, nelle botteghe, taverne, vie e piazze in scorci di vita cittadina o paesana. Il presepe diventa una vera e propria moda. Lo stesso re, abile nei lavori manuali e nella realizzazione di congegni, si circonda di scenografi, artisti e architetti. Tra questi G. B. Nauclerio che, attraverso tecniche di illuminazione, simulava il passaggio dal giorno alla notte e viceversa e ancora Cappello e De Fazio nonché il dilettante Mosca impiegato e geniale presepista. La regina e le dame di corte confezionano minuscoli abiti per i manichini con le stoffe tessute negli opifici reali di San Leucio. Il presepio immenso, viene allestito in alcuni saloni del Palazzo Reale di Napoli, con centinaia di personaggi e una gran cura per i dettagli. I nobili naturalmente imitano il sovrano rivaleggiando tra loro per sontuosità e ricchezza dei materiali utilizzati: gemme preziose, magnifiche stoffe catturano l'attenzione del "popolino" - ammesso nelle case patrizie per ammirare il presepio - forse più della scena stessa. Famosi i presepi allestiti per il principe di Ischitella, con i Magi abbigliati con vesti dove brillavano innumerevoli gioielli. Il presepio si diffonde anche presso il popolo partenopeo, anche se in forma naturalmente meno sontuosa; ogni casa ha comunque il suo presepio seppure con pochi "pastori" raggruppati su un minuscolo "scoglio", dentro la "scarabattola", una teca da appendere al muro o tenere sul comò. E' tale la frenesia del presepe di Napoli da suscitare le pur bonarie critiche dell'architetto Luigi Vanvitelli che nel 1752 scrivendo al fratello Urbano a Roma, definisce il presepe una "ragazzata" pur rilevando "l'abilità" e la "efficace applicazione" dei napoletani così "goffi nel resto". E' chiaro che il presepe settecentesco, non a caso definito cortese, di sacro conserva ben poco. Si rivela più una esperienza mondana dei nobili e ricchi borghesi: l'avvenimento e il passatempo principale delle festività natalizie, quando il re e la corte visitavano i presepi più rinomati della capitale del regno che talvolta riuscivano a stupire anche la regina come accadde a Carolina nel 1768, alla visita del presepe allestito nella chiesa di Gesù Nuovo. Tuttavia l'universalità e la spettacolarità che si accompagnano all'evento presepio del '700 e le critiche che ne conseguirono, nulla tolgono alla valutazione del fenomeno come concreta espressione d'arte barocca naturalistica, né ai suoi caratteri di tangibile documento storico, descrittivo dei costumi, delle usanze e delle tradizioni del popolo napoletano in un'epoca che vide Napoli splendida capitale di cultura e d'arte e meta irrinunciabile di colti viaggiatori italiani e stranieri. Dopo il regno di Ferdinando IV il presepe cominciò a decadere. La maggior parte dei presepi furono definitivamente smontati, i pastori venduti o dispersi. Di questi fantastici presepi non è giunto fino a noi quasi nulla. Tra i pochi salvati, va ricordato il magnifico allestimento Cuciniello, donato dallo scrittore Michele Cuciniello alla città di Napoli e conservato nel Museo della Certosa di San Martino.

giovedì 4 settembre 2008

FESTA DI PIEDIGROTTA 2008

Piedigrotta è una delle feste più antiche di Napoli. La più tumultuosa, gioconda e pittoresca delle feste popolari napoletane. Rivivila dal 4 al 14 settembre 2008.
Le sue radici risalgono ai baccanali erotici che si celebravano nella Cripta Neapolitana, di notte, intorno al simulacro del dio Priapo. Una volta cristianizzato il culto, l'antica cappella pagana fu sostituita dal Santuario di Piedigrotta. Per i napoletani questo evento è parte integrante della loro storia. Per tutti quelli che non conoscono la Piedigrotta, la festa rappresenta un'occasione unica per scoprire le meraviglie della città e il suo cuore autentico e grande. Undici giorni all'insegna della gioia di vivere e dell'emozione, con un programma fitto di concerti, sfilate di carri allegorici, mostre, artigianato, spettacoli pirotecnici.


Festa di Piedigrotta - Sfilata dei carri - 2008


Sfilata dei carri allegorici con animazione musicale 6 settembre 2008 con partenza da Palazzo Reale alle ore 19.00
Primo, imperdibile appuntamento con la Piedigrotta è la sfilata dei carri allegorici, in programma il giorno 6, alle ore 19.00.Otto i carri che attraverseranno le strade della città, in un percorso che, partendo da Palazzo Reale, si snoderà per il Lungomare fino a raggiungere il Santuario della Madonna di Piedigrotta e, poi, la Rotonda Diaz.Quest’anno la realizzazione dei carri è stata affidata alla “Antica Bottega Vecchione” di Nola, che si è avvalsa della collaborazione del Consorzio “Artigianapoli”.
Questo l’ordine di uscita dei carri e i gruppi musicali che li accompagneranno:

n. 1 - Sogno d’Estate
E’ il carro che apre la sfilata e che conduce, a bordo, il re, la regina, tre dame e tre cavalieri. Un “veicolo” reale e, per certi versi, metafisico, con la sua scalinata monumentale e la carrozza trascinata da un cigno in pompa magna, in grado di dare alla parata un’atmosfera senza età e senza tempo, che si dipana alla ricerca di un soffio di vita, che fa sognare ed emoziona.
Animazione musicaleI Zompa Cardilli sono un gruppo di 35 elementi che suonano il clarinetto, la fisarmonica ed il tamburo e che danno vita a una tarantella raffinatissima, composta e trascinante.

n.2 - Partenope
Magica storia di una città partorita dal ventre fantastico di una terra felice. Baciata dal mare che ne rapisce, ad ogni infrangersi dell’onda, il suo respiro. Grande e bella Città! Cantaci i tuoi sogni e le tue realtà al suono scintillante dell’acqua, che sgorga dalle tue fontane. Diamanti, le sue gocce, che zampillano dalle bocche di delfini, tritoni, cariatidi e ninfe.
Animazione musicaleTony Esposito, accompagnato da 10 elementi e dalle sue percussioni, per una musica che mescola ritmi tribali e melodie tipiche della musica partenopea.

n.3 - Mediterraneo
Rappresentazione del grande e mitico mare “Mediterraneo”, che la storia ha consegnato, nell’immaginario, come la grande strada su cui civiltà, usi e costumi si sono confrontati e integrati.
Storie antiche raccontano di esseri fantastici che lo popolano, sirene e animali marini, cavalcati da fantastiche creature, che in esso vivono. Sul fluttuare delle sue onde scivola una barca di pescatori, intenti nel loro lavoro quotidiano mentre le note di struggenti melodie celebrano la nascita della città, Partenope – Neapolis.
Animazione musicaleContrabbanda è un ensemble di fiati e percussioni di circa venticinque elementi nato dalla mente del clarinettista napoletano Luciano Russo, con un repertorio musicale che spazia tra le più vaste tradizioni musicali.Saranno accompagnati, sul carro, dalle “Reginelle Napoletane”, un’associazione di giovani ballerine folkloristiche che eseguono balli tipici della nostra tradizione come la Tarantella e l’Intrezzata.

n. 4 – Marechiaro
Il carro è l’allegoria della fine dell’estate a Marechiaro. Il dolce ritmo dell’onda si infrange sugli scogli antistanti quest’angolo di paradiso del Golfo di Napoli. Piccole e poche case addossate guardano l’orizzonte, segnato dal profilo della montagna che dorme, il Vesuvio. Tutto è compreso nel rettangolo angusto di una “finestrella” che, così piccola, si spalanca sul mondo fantastico di dolcissime ed immortali note, mentre, tra gli scogli, scivola silenziosa una barca che invita la luna ad una dolce serenata.Animazione musicaleGrupo Vulcao (Associazione Bomdia) che esegue la capoeira, la spettacolare lotta-danza tribale brasiliana di origine africana, caratterizzata da elementi espressivi come la musica e l'armonia dei movimenti.

n.5 - Re Burlone
Il carro è l’allegoria della storia di Napoli che, regina d’Europa, rischiarava di luce splendente i luoghi più lontani e il cui monarca, illuminato e burlone, traeva straordinaria linfa vitale dall’energia di questa città.
Animazione musicaleMastro Masiello Mandolino è un ensemble di 15 elementi fissi fra voci, chitarre, plettri e percussioni con un repertorio classico tra cui spicca la “posteggia”.

n.6 - Viva Napoli
Il carro è un omaggio alla città di Napoli, che si specchia alla luce di una luna sognante. Proprio la luna ne illumina le architetture nobiliari e le povere case addossate ai vicoli e violetti mentre la luce di una lampara disegna il profilo di una barca alla fonda. A questa quiete, fa da contraltare il lento animarsi di gente che, con garbo, offre il frutto del suo lavoro…
Animazione musicaleKarl Potter, con il suo gruppo, in una esibizione che mescola differenti radici musicali e approda ad uno speciale stile ethno-funk che ha allo stesso tempo sapori mediterranei, africani e di rhythm & blues.

n. 7 - Tammurriata
Il carro è un omaggio a questa danza, che riporta ad una antica simbologia del corpo secondo la quale, lo stesso, è per metà maschile e per metà femminile.E’ una danza semplice ed efficace, che esprime il dolore e la gioia, storie di vita vissuta e/o desiderata, da chi ne gestisce la percussione e segna il tempo, così come dai ballerini che intrecciano movenze e passi, come le onde che si allargano e si avvicinano, si dispongono, ad intervalli brevi e lunghi, nel mare che mormora la sua eterna canzone.
Animazione musicaleMarcello Colasurdo Paranza suonano, cantano e ballano gli antichi canti popolari della tradizione campane, soprattutto la "tammurriata".

n.8 - Pulcinella innamorato
Questo carro rappresenta un “Pulcinella innamorato” che intona una canzone a lui cara ed antica. La dolce melodia si insinua per case e vicoli, piazze e strade per correre, struggente ed ansiosa, verso la sua amata: Napoli. Questa città che, da sempre vive dell’ amore della sua gente, fatto di straordinaria emotività e di istintivi slanci. Sentimenti che, come il battito del cuore, vengono scanditi dal ritmo andante della Tammorra.
Animazione musicaleDue Pulcinella ballano al ritmo della tarantella.
Chiude la sfilata il carro dei Bottari, una delle tradizioni percussive più affascinanti ed autentiche dell'intero panorama della world music, che esegue particolari modelli ritmici che spaziano da quello violento e ossessivo della Pastellessa a quello lento e cadenzato del Passo della Morte, fino a quello della Zeza.

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L'amicizia è un sentimento unico che rende la vita degna di essere vissuta...

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